Nuovi itinerari di comunità per la Val Saviore: un percorso di riappropriazione territoriale tra memoria, visione e cura collettiva

Diario di bordo

Una guida che non è solo una guida. Cosa abbiamo fatto e perché

Per provare a raccontarvi questa storia vi proponiamo di invertire il senso di marcia e di partire dal finale. Quello che abbiamo creato in mesi di lavoro è senza dubbio un oggetto editoriale insolito. Una scatola di cartone su cui è posata una grande ghiandaia; al suo interno tanti contenuti bizzarri, tra cui un libricino di sintesi del percorso progettuale che inizia più o meno così: “Ogni testo ha lo stesso punto di inizio: un foglio. Ciò che fa la differenza è come questo foglio viene riempito. Quello che hai tra le mani ha preso forma da un racconto corale, frutto di una scelta e di un desiderio condiviso. Non è una semplice guida turistica: è la Valle stessa che prende voce e diventa luogo visibile grazie a chi la abita e a chi – come te – ha deciso di attraversarla e incontrarla”. 

Tra gli indizi custoditi nel cofanetto, ci sono quattro parole potenti, quattro porte che proponiamo di attraversare per entrare in relazione con lo spirito della Val Saviore: il sacro, il buio, la cura e il desiderio. Ma aspetta, non avere fretta: per capire cos’è davvero questa guida bisogna che facciamo ancora un passo indietro, e guardiamo a come è nata. 

Una valle, un paradosso

La Val Saviore, alle porte dell’Adamello, racchiude in sé alcuni dei paradossi della montagna contemporanea: paesaggi straordinari, il ghiacciaio più esteso d’Italia, un tessuto associativo vitale, e al contempo una storia difficile, che parla di una popolazione che si è ridotta di quasi il 22% dal 1991 ad oggi e con un’età media superiore ai 52 anni di età e degli effetti del cambiamento climatico che stanno modificando in modo irreversibile il paesaggio e le piccole attività economiche agricole. 

È in questo contesto che nel 2024 abbiamo avviato ”Nuovi itinerari di comunità per la Val Saviore”, nell’ambito del bando regionale “Montagne in Transizione” promosso da Fondazione Cariplo per sostenere nuove strategie di transizione ecologica nei territori di montagna. L’obiettivo tangibile era quello di scrivere una guida per promuovere il territorio della Valle. La vera scommessa stava nel processo con cui quella guida sarebbe nata, e nella visione che avrebbe scelto di raccontare. 

"Questa valle ti chiede di essere attraversata, non di essere vista. Ti chiede di lasciarti trasformare. Forse, attraversandola, scoprirai che non sei solo tu a percorrere i sentieri, ma in qualche modo, tu stesso diventi sentiero."

Il come conta quanto il cosa

Il nostro modo di lavorare come Casa del Parco parte da una scelta di posizionamento precisa: atterrare nei territori per lavorare con i territori, e non sorvolarli, correndo il rischio di lavorare sui territori. Negli anni di presenza in Valle abbiamo ben presto rinunciato alla visione esterna, presuntamente neutrale, e abbiamo invece assunto una posizione situata, fatta di tempo lungo, attriti e continue trasformazioni. 

Questa logica trasportata all’interno del progetto ha significato dare vita ad un laboratorio di immaginazione collettiva articolato in quattro incontri e altrettanti momenti di esplorazione corporea del territorio, fatte di camminate nei boschi, attività laboratoriali in aziende agricole, percorsi su sentieri dimenticati. Con Casa del Parco come presidio operativo, base logistica, spazio di elaborazione, luogo di riferimento per i partecipanti. 

Il laboratorio si è mosso in quattro fasi. Prima la mappatura: non tecnica, ma affettiva, per rintracciare i luoghi che contano per chi abita qui e per chi ha iniziato a frequentare la valle, quali sono abbandonati e potrebbero tornare a vivere. Poi la ricerca: le memorie, i saperi sul bosco, sull’acqua, sulle stagioni, spesso trasmessi oralmente, tanti a rischio di scomparsa. Quindi la visione, per costruire insieme scenari futuri desiderabili a partire dalle urgenze reali: il ghiacciaio che si scioglie, gli inverni senza neve, lo spopolamento, il timore per la complessità del presente. Infine la scrittura, elemento trasformativo con cui abbiamo tradotto l’intero percorso in una narrazione corale.

Il prodotto

Ed eccoci tornati al punto di partenza, la guida: l’abbiamo chiamata “Carga Lisera”, ossia “carico leggero”, riprendendo un detto locale, e propone due itinerari tematici e quattro attività pensati per chiunque abbia voglia di immergersi con curiosità in questa narrazione alternativa della Val Saviore. Ma soprattutto dà spazio ad una voce che si compone delle persone che hanno attraversato questo processo insieme a noi: Sara, Graziella, Veronica, Tobia, Valentina, Monica, Sara, Vasco, Italo, Paolo, Marinella, Chiara, Silvia, Maurizio, Marco, Ilaria, Beatrice, insieme a Samuele (grafico), Martina (illustratrice) e Tommaso (di Sineglossa, partner di progetto e che ideatrice del termine nonturismo e delle redazioni di comunità ad esso connesse). Insieme a loro abbiamo scritto che “questa valle ti chiede di essere attraversata, non di essere vista. Ti chiede di lasciarti trasformare. Forse, attraversandola, scoprirai che non sei solo tu a percorrere i sentieri, ma in qualche modo, tu stesso diventi sentiero.”

Quello che abbiamo imparato

Questa esperienza ci ha confermato qualcosa che era già lì, in fondo, ma che è facile dimenticare quando si accelera: le strategie di transizione ecologica restano lettera morta se le comunità non riescono a farle proprie. E perché questo accada serve tempo, serve presenza, e serve accettare la lentezza e la divergenza di punti di vista come metodo e non come limite. È questa la lezione che portiamo con noi e che continueremo a mettere alla prova nella prosecuzione del viaggio. 

Per ora è tutto, non vi diciamo altro, ma vi invitiamo a partecipare alle presentazioni in programma – il 20 Maggio a Brescia o il 1 Giugno a Cevo, in Val Saviore, durante una delle giornate del Corpo Montagna Festival, o il 16 giugno a Milano.

Daria e Elena 

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