
Casa del Parco: una cucina che interpreta la montagna
Una tensione costante tra radicamento e ricerca, che parla del nostro rapporto con le terre alte e si apre al confronto con altre esperienze.
Diario di bordo
Il 4° compleanno della Casa del Parco Adamello lo abbiamo festeggiato senza troppe pretese, ma con le persone giuste attorno.
Non eravamo in moltissimi, e va benissimo così perché c’erano gli amici più cari, quelli della valle che sono di casa qui e quelli arrivati da fuori apposta per esserci. Qualcuno è passato solo per un brindisi veloce, altri si sono fermati fino a sera, e in mezzo a tutto questo andare e venire si è creato un clima bellissimo, di quelli che scaldano il cuore. Per fortuna, perché quello vero, in questi giorni, di caldo ne fa anche troppo purtroppo anche qui in quota.
Abbiamo scelto di non fare troppe cose, ma di farle con cura. Con le ‘cartoline dal futuro’ ci siamo presi un momento per immaginare cosa vorremmo per la Casa più avanti. Nella ‘casa dei desideri’ abbiamo raccolto pensieri, speranze, piccole visioni lasciate lì da chi era presente. La ‘bacheca del tempo’, ripercorreva questi quattro anni di sguardi, mani, tavolate, festival, stagioni che cambiano.
Guardarla insieme è stato un po’ come sfogliare un album di famiglia.
A qualcuno abbiamo regalato uno scatto scelto apposta tra i tanti e a tutte le persone abbiamo lasciato la possibilità di portarsi a casa un’immagine di questi anni, se avevano voglia di tenersi un pezzo di questa storia costruita insieme.
Alcune cose, tra tutte, le restituiamo intanto come prime impressioni.
Sfogliando i biglietti della casa dei desideri, abbiamo notato quante persone tornassero a parlare degli spazi esterni della Casa (la terrazza, l’orto, il giardino). Come se il desiderio più condiviso fosse proprio quello di continuare a immaginare insieme questi luoghi, non solo di usarli. Un segno che custodiamo verso il prossimo anno.
E per quanto riguarda il territorio, possiamo dire che il desiderio collettivo, o i desideri personali che si qui si incontrano, sia quello di valorizzare ciò che ci unisce a questa valle, per restituire un sentimento di speranza contagioso, che possa portare a vivere le terre alte e a rafforzare la resistenza della montagna.
Quattro anni dopo, la sensazione resta la stessa di sempre: la Casa è fatta soprattutto delle persone che la abitano, anche solo per il tempo di un brindisi.
Elena Donaggio

Una tensione costante tra radicamento e ricerca, che parla del nostro rapporto con le terre alte e si apre al confronto con altre esperienze.

Quest’estate scopri la Valle attraverso il racconto dei cammini preferiti dello staff.

pensieri dalla seconda edizione del festival